lunedì 28 luglio 2008

Mille euro

Ho sempre voluto studiare eppure non ho mai finito la laurea, anche se l’ho già iniziata per ben 3 volte.
Beh, non proprio sempre ho voluto studiare, in verità fino ai miei anni di superiori non è che mi fregava molto di studiare. Da bambino non capivo una mazza di niente e per farvi vedere com’era brutta la faccenda, vi dico solo che il primo ricordo che ho, intendo di quelli nitidi ecc, è di quando sono caduto dalla bicicletta nel campo da basket al condominio. Avevo 7 anni. Prima di ciò solo dei flashback corti, sparsi e frammentati, che secondo me sono dovuti più dalle foto che hanno fatto i miei che non da altro.
Già, fino alle medie non sapevo perché andavo a scuola, non avevo molti amici a scuola e tutto mi sembrava privo di senso. Forse non proprio sbagliavo ma mentre sentivo questo disagio non sapevo cosa fare né cosa pensare, allora non pensavo, appena procedevo mediocremente.

Però alle superiori è cambiato qualcosa.
Non scherzo. Il mio primo cambiamento consistente nei confronti degli altri, del mondo e di me stesso è avvenuto a partire dallo scaffale in sala della casa dei miei.
Non avevo mai visto mamma e papà leggere quei libri. Mai, proprio mai.
Papà era laureato. Ma i libri li ha comprati la mamma, che laureata non lo era. Non capivo cosa facessero lì, quei libri. Era una piccola collezione, con tanto di enciclopedia, qualche romanzo ed altro.
Fra quel che c’era mi hanno colpito notevolmente gli ultimi due volumi dell’enciclopedia, dedicati alle biografie. Come mi piaceva leggere sulla vita di quei santi, imperatori, filosofi, artisti, politici, scienziati… E c’erano anche le foto.
Mia madre tuttora ripete la solita frase “povero piccolo, mi ricordo bene, come se fosse stato ieri, quel bambino steso sul tappeto in sala con tutti quei volumi, leggendo da solo, per ore, che bello che era…”…
Anni dopo non sono più riuscito a trattenermi e ho chiesto a mia madre perché mai aveva comprato quei libri, tanto lei non li aveva mai presi dallo scaffale per leggerli veramente. Mi ha risposto qualcosa come “ce n’è bisogno, di cultura”.
Ma il libro che mi ha fatto subire il colpo di grazia è stato Il filo del rasoio di Maugham.

Allora andavo a scuola per provocare. Volevo sfidare i professori, il preside, anche gli amici. Volevo fargli vedere che la loro condizione non era compatibile con i loro atteggiamenti, che quel sistema, quel microuniverso che era la scuola, era marcio, destinato al fallimento.
Ma volevo fare tutto questo sottilmente. Senza degenerarmi. Perché alla fine quello che forse volevo di più era capire la mia propria condizione.
Ovviamente allora non avevo la più pallida idea di tutto questo discorso di condizione/compatibilità/atteggiamenti/sistema/microuniverso/fallimento.
Per esempio, se la professoressa di letteratura ci fissava Dom Casmurro come libro per l’esame, ne leggevo solo il riassunto e predicavo a tutti a scuola lo schifo che mi faceva la letteratura brasiliana e portoghese. E leggevo altro.
Alle superiori ho studiato quello che era trascurato dai professori.
A scuola non mi sentivo a disagio quando mi servivo di astrazione e fantasia.
Ci portavo la chitarra, anche in aula. Suonavo prima e dopo lezione, e anche nelle pause, canzoni di band come Legião Urbana, Smiths, U2, Cure, Beatles ecc. Con gli amici intorno cantando assieme.
Ho fatto campagna e poi vinto le elezioni per diventare consigliere del Grêmio Estudantil. Grêmio Estudantil è un tipo di organizzazione studentesca diffusa nella maggior parte delle scuole medie e superiori brasiliane, protetta dalla legge, il cui obiettivo principale è la socializzazione tra studenti attraverso attività sportive, culturali ecc.

Poi sono finiti gli anni delle superiori e mi è toccato lavorare. Vedere gli amici che si facevano la laurea mentre ero lì a cambiare lavori da qualche quattrino al mese mi intrigava.

Ho deciso di sposarmi a 18 anni.
Proprio nel periodo in cui credevo che non sarei mai sposato, proprio quando pensavo di partire per un lungo viaggio, per scoprire me e qualcosa del mondo altrove, più o meno come ha fatto il Larry di Maugham.
Ma l’amore mi ha catturato, ferocemente direi.

Non è che mi sento di biasimarmi, mi considero una persona felice.
Mio figlio, di 12 anni d’età, è uno dei miei idoli tra l’altro.
Ora cerchiamo di viaggiare tutti e tre assieme, qualche volta l’anno, quando possibile.
È solo successo che, oggi, con 33 anni, ho questa vita che non mi permette di studiare.
Mi sento quasi schiavo di questo sistema, per prendere poco più di mille euro al mese di stipendio.
E non importa quanto cerchi di risparmiare, non ce la faccio a mettere via più di mille euro per viaggiare, mai. Sempre che sto per prendere una cifra che mi avrebbe permesso di aumentare i miei risparmi mi succede qualche intoppo.
Viaggiare ormai è diventata l’attività che mi desta più interesse.

Una volta ho chiesto a mia madre come il libro di Maughan le sia mai capitato tra le mani (davo per scontato che non l’aveva mai letto). Mi ha risposto che non si ricordava, che forse il libro le era stato prestato da qualcuno.

Ogni tanto vedo negli occhi di mio figlio qualche perplessità che mi fa ricordare tutto quanto esposto qui sopra.

Cazzo, ho scoperto solo ieri che Tom Waits era come un beat. Miseria, che voce che ha?

Mille euro è l’importo che prima degli intoppi di turno avevo a disposizione per compiere uno dei miei viaggi più sognati: Nord Europa.
Partiamo fra qualche giorno, in macchina.
Vorrei arrivare fino a Capo Nord. Sarebbero quasi 10 mila km.

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