lunedì 9 marzo 2009

Mi manca, mi manca come l’aria…

(a Tato)
Quanto mi manca….quanto mi manca, mi manca come l’aria……Quante volte gli ho fatto mangiare la pasta scotta, quante volte gli ho fatto il the amaro, quanti km gli ho fatto fare, quante volte l’ho fatto aspettare arrivando in ritardo ma lui era sempre lì. Mangiava e sorrideva, beveva e sorrideva, veniva a trovarmi e sorrideva, aspettava e sorrideva, mi ascoltava e sorrideva, mi abbracciava, mi prendeva sotto braccio e ridacchiava.

Lui bellissimo in ogni occasione, io troppo intenta a nascondere la pancia e la ciccia di troppo per pensare a come vestirmi, lui mi ha aiutato a caricare i miei pacchi, lui mi ha raccontato tanto di se, io gli ho raccontato tanto di me….non c’erano paure, non c’erano maschere, non c’era vergogna o pudore, c’erano le feste di paese, le sagre, le osterie, la cittadina, c’erano i problemi che poi svanivano, c’era la desolazione ma insieme tutto diventava divertente, c’era la spesa, le facce attonite, c’erano un sacco di risate, c’erano le pene d’amore e i sogni, c’erano tanti sogni.

C’è stato quel giorno in cui gli ho detto che andavo via, glielo ho detto come se stessi tirando via un cerotto da una ferita ancora sanguinante, ho respirato profondamente, ho cercato le parole più dolci ma prima di trovarle….strap!, ho strappato il cerotto senza rendermene conto, l’ho strappato talmente forte che la ferita non si è più rimarginata, porto ancora i segni di quello strappo. Il mio sguardo era assente, quasi in trans, non si vedeva dolore ma lo sentivo, oh quanto lo sentivo. Lui mi ha aiutata, paziente, mi ha aiutata a caricare i miei pacchi, gli ho promesso che sarei tornata dopo un paio di settimane per vederci ancora, per salutarlo, sapevo che non sarebbe stato possibile, gli ho mentito, gli ho mentito con le lacrime agli occhi e quando è andato via dopo quella bugia….ho pianto, ho pianto tanto….

C’erano i gelati alla sera, la minigonna con il freddo, gli sgroppini e la polenta, la polenta bianca, che eresia!

C’erano le chiacchierate a tarda sera, c’erano le pizze, c’erano le viuzze nascoste, c’era la voglia di portare il sacchetto di angosce dell’altro, c’era “Ti vengo a prendere in stazione”, c’era “Arrivo, 5 minuti e sono da te” e c’era sempre “Sono in ritardo”…..non importava quanto ci dovevamo aspettare, ogni volta era un’esplosione, ogni volta esploravamo quel pezzo di mondo che avevamo, ogni volta era come se fosse la prima, ogni volta si viaggiava e si arrivava più lontano…quante volte ancora mi si dovranno bagnare gli occhi per rendermi conto che ora siamo lontani? Dimmelo tu, quante volte…

“Mi manchi come l’aria, amico mio”
mary francis